Tutti i comunicati

24 febbraio 2026

Crisi Call Center Asti: "Difendiamo i posti di lavoro, non spingiamo i lavoratori alla resa"

Durante l'ultima seduta del Consiglio Comunale di Asti del 23 febbraio, il dibattito sul futuro di Konecta, Tecnocall e Mediacom ha preso una piega inaspettata e preoccupante. Mentre l’obiettivo primario resta la salvaguardia dei tre stabilimenti cittadini e dei relativi livelli occupazionali, una parte della maggioranza sembra aver già "alzato bandiera bianca".

Fino a poche settimane fa, tutte le forze politiche avevano marciato unite per convincere le aziende a non abbandonare il territorio astigiano. Un fronte comune che sta portando avanti una trattativa delicata e potenzialmente positiva al tavolo aperto in Regione Piemonte.

Tuttavia, l’ordine del giorno presentato ieri da Fratelli d’Italia segna un brusco cambio di rotta. La proposta che il Comune metta in contatto i lavoratori con le cooperative per una futura ricollocazione (ipotizzando persino passaggi a ruoli molto diversi, quali quelli di operatori socio-sanitari) assomiglia ad una resa anticipata. E oltretutto dà al Comune un compito che non ha, quello di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro.

"Si sta mandando un messaggio sbagliato e rischioso: arrendetevi e cambiate mestiere," nota Michele Miravalle (consigliere Pd). "È paradossale chiedere a chi lavora da anni in un call center di trasformarsi improvvisamente in altro, quasi come se i lavoratori fossero persone sprovvedute e incapaci di scegliere il proprio futuro."

Oggi l’unica priorità deve rimanere il mantenimento dei call center ad Asti. Ipotizzare soluzioni alternative in questa fase rischia di indebolire la posizione dei lavoratori e delle istituzioni al tavolo delle trattative.

"Viene il dubbio che qualcuno non creda più alla possibilità di salvare questi posti di lavoro," conclude l'intervento in Consiglio. "Noi non ci stiamo: la partita non è finita e non possiamo correre il rischio che lo stabilimento astigiano chiuda i battenti."

Se, sul territorio, ci sono realtà economiche che offrono posti di lavoro ai lavoratori dei call center si facciano avanti, proponendo stipendi e contratti adeguati. Non c’è bisogno di nessun improbabile tavolo proposto dal Comune per farlo.

Crisi Call Center Asti: "Difendiamo i posti di lavoro, non spingiamo i lavoratori alla resa"